la couverture du Culture En Jeu N°60

Le numéro 60 vient de paraître !

Au sommaire :

  • Édito : Descendre dans l'arène (Chantal Tauxe)
  • Dossier : 12 pages sur les Artistes engagés
  • Théâtre, le retour des troupes
  • La guerre des plateformes
  • À Villars-sur-Glâne en attendant Noël
  • Pratique du droit d’auteur
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Cittadini o consumatori ?

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Èun flusso, una corrente che passa, un cargo che ogni giorno trasporta suoni, immagini, parole. Se qualche anno fa l’offerta mediatica era già era un fiume in piena, adesso è uno vero e proprio tsunami. C’è di tutto, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in tutte le lingue del mondo, su qualsiasi supporto, fruibile ovunque. Ci sembra di essere arrivati a un punto in cui l’abbondanza regna e non ci resta che scegliere, liberi e senza vincoli. Ed è proprio in momenti come questi - di entusiasmo o, all’opposto, di angoscia per il “troppo” - che nasce preponderante la voglia di cambiare, di sconvolgere radicalmente il nostro modo di vivere. La digitalizzazione sta raggiungendo la piena maturità in tutti i campi, la rete è pervasiva. E siccome abbiamo tutto, o crediamo di averlo, arriva inevitabile l’invito a mollare tutto.

Siamo consumatori che hanno diritto a qualsiasi cosa, al miglior prezzo possibile, anche a titolo gratuito. Ma cosa c’è dietro ? Vogliamo mantenere la possibilità, in futuro, di avere ancora una voce in capitolo sui contenuti ? Oppure vogliamo affossare definitivamente il nostro diritto di decidere che tipo di media vogliamo guardare e ascoltare ? Il servizio pubblico è patrimonio di tutti, per definizione. Può essere reticente e può apparire insensibile alle giuste aspettative di una parte del pubblico. I suoi programmi, quando è il caso, vanno criticati. Ma senza un servizio pubblico, sarà il diritto del più forte a prevalere. E sarà senza appello.

L’azzeramento totale proposto dall’iniziativa No Billag corrisponde a una revoca dei nostri diritti di cittadini. Non c’è nessun piano B, non viene indicata nessuna alternativa valida. Vogliamo essere aperti al mondo, e lo siamo anche grazie ai contenuti che ogni giorno arrivano nelle nostre case dalle emittenti straniere e dai network internazionali. Ma vogliamo soprattutto poter mantenere l’alto livello di narrazione che ci distingue, e che ci permette di approfondire ogni giorno temi, sensibilità e conoscenze che fanno della Svizzera e della sua democrazia ciò che oggi è. Il regalo che ci viene offerto è un regalo avvelenato, l’invito a mettere nelle mani di un fantomatico mercato i media del nostro futuro. Come se la specificità di questo nostro Paese, e in particolare le specificità di una regione minoritaria come la Svizzera italiana, possano davvero assicurare un ritorno economico sufficiente. Certo, se un giorno sarà così, noi tutti saremo un po’ meno dei veri cittadini e, molto di più, dei semplici sudditi e consumatori.


300 milioni di franchi / La somma investita ogni anno dalla SSR a favore della cultura svizzera

200 / Manifestazioni ed enti culturali finanziati ogni anno dalla RTS

4000 / Numero di tematiche culturali trattate ogni anno dalle reti della RTS

33% / Percentuale di risorse SSR destinata alla Svizzera francese (popolazione = 23%)

43% / Percentuale di risorse SSR destinata alla Svizzera tedesca (popolazione = 73%)

22% / Percentuale di risorse SSR destinata alla Svizzera italiana (popolazione = 4%)

2% / Percentuale di risorse SSR destinata alla Svizzera romancia (popolazione = 0,5%)

© Alberto Chollet. Reproduction des textes autorisée uniquement avec l’accord de l’éditeur et avec la citation de la source. Les illustrations sont la propriété de leurs auteurs respectifs.


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