la couverture du Culture En Jeu N°60

Le numéro 60 vient de paraître !

Au sommaire :

  • Édito : Descendre dans l'arène (Chantal Tauxe)
  • Dossier : 12 pages sur les Artistes engagés
  • Théâtre, le retour des troupes
  • La guerre des plateformes
  • À Villars-sur-Glâne en attendant Noël
  • Pratique du droit d’auteur
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La SSR in tempo di pace

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L’iniziativa No Billag, su cui presto voteremo, afferma : “In tempo di pace, la Confederazione non gestisce emittenti radiofoniche e televisive proprie” e non può riscuotere canoni. Le principali implicazioni di questa ipotesi sono già note ; il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di respingerla, poiché la sua accettazione metterebbe non solo in gioco, ma a repentaglio le infrastrutture culturali del nostro Paese, ponendole in modo avventato sotto l’egida esclusiva dell’economia di mercato. [1]

La precisazione “In tempo di pace” (cpv. 6 del testo) richiede tuttavia una breve riflessione anche in prospettiva storica, per rileggere in parallelo due fattori pressoché indissociabili : la vicenda della radiotelevisione e quella delle lingue e dell’italianità, sul piano federale.

Gli inizi della radio si situano negli anni ‘30, con regimi nazionalistici e autoritari ad ogni confine. A quel momento anche la posizione dell’italiano a livello federale era modesta : da poco - e in veste ridotta - era stato ottenuto il Foglio federale anche in italiano (1918), mentre Ticino e Grigioni avevano ricevuto i primi sussidi federali per la lingua e la cultura (1930). Data la minaccia esterna e il bisogno di coesione, si doveva pensare alla difesa culturale e delle istituzioni e la strategia scelta non fu quella di una politica culturale centralistica, bensì una valorizzazione “dell’azione feconda che esercitano gli uni su gli altri i differenti centri linguistici e culturali che possiede la Svizzera”. [2]

Alla radio e alla comunicazione fu assegnato un ruolo centrale, tanto per la diffusione interna che estera, quanto per la forza offerta dal trilinguismo. E infatti, in termini di ‘elvetismo’ e italianità, la radio contribuì in modo efficacissimo a rafforzare la vitalità della cultura italiana nel Ticino e, inversamente, a consolidare i suoi legami con Berna, in ambito federale e con il resto della Svizzera.

Con gli anni ‘60 e la crescita economica la società cambia, cambiano anche le attese e la volontà di coinvolgimento nel dibattito parlamentare su scala federale per partecipare attivamente alle decisioni. La radio e la televisione completano la stampa scritta e portano in ogni casa l’attualità politica. L’impianto regionale e linguistico della struttura si consolida e giustamente cambiano anche le esigenze per una presenza più completa della lingua italiana durante i lavori del Parlamento e in tutte le fasi di preparazione dei testi ufficiali.

Nuovamente media e politica si completano. La battaglia condotta da parlamentari come Franco Maspoli (1962) e Enrico Franzoni (1968), con mozioni memorabili per la dignità della cultura italiana, porterà alla conquista di un effettivo trilinguismo ufficiale ; dapprima in Parlamento, con la presenza dei testi italiani nei lavori e nelle votazioni finali, e poi a Palazzo federale, con la creazione dei servizi linguistici centrali in Cancelleria federale, per le tre lingue ufficiali (1969), e la pubblicazione completa del Foglio federale anche in italiano (1974).

Viviamo un periodo che intrattiene dogmaticamente l’illusione del meno Stato, confondendo volutamente Stato e burocrazia, mentre crescono le disparità, la disinformazione e il bisogno di Stato.
Dagli anni ‘90, complici i mutamenti di società, la diversità culturale e la mobilità, si impone una nuova strategia di informazione e comunicazione; la radiotelevisione si rinnova e si struttura. Similmente, cresce la volontà di spiegare l’azione dello Stato e di coinvolgere in questa partecipazione tutti i cittadini interessati alla cosa pubblica, con un’offerta informativa sempre più tempestiva e sofisticata. Grazie alla nuova Costituzione, alla legge sulle lingue e all’offerta digitale, il plurilinguismo istituzionale diviene paradigma, assurge a principio di Stato e anche l’italiano istituzionale consolida definitivamente il suo statuto. Il sistema odierno, tanto per il regime linguistico che per la piazza mediatica svizzera, scaturisce da questo lungo cammino parallelo, è una faticosa conquista collettiva e riflette equilibri confederali complessi, tra lingue, tra maggioranza e minoranze: cedere questo patrimonio – anche immateriale – all’interesse prevalente di pochi e nella misura proposta dall’iniziativa, sarebbe sbagliato, iniquo e irresponsabile.

Viviamo un periodo che intrattiene dogmaticamente l’illusione del meno Stato, confondendo volutamente Stato e burocrazia, mentre crescono le disparità, la disinformazione e il bisogno di Stato. Paradossalmente la richiesta di ‘svendita’ viene proprio da chi dice di difendere i valori svizzeri e l’iniziativa mette in tensione cittadini e istituzioni : va trasformata in opportunità. Per competere con i nostri grandi vicini – questo vale per tutte le aree linguistiche del Paese e non solo quelle minoritarie – e contenere il pericolo di un progressivo dissolversi della nostra vita culturale e politica e delle sue peculiarità nelle culture di questi Paesi è indispensabile sostenere il processo contrario: rafforzare [3]e migliorare il servizio pubblico attuale, per consentirgli di vincere la battaglia del web e svolgere appieno il ruolo plurale che gli compete nel gioco democratico.

265 franchi Stima dell’ammontare del canone qualora la SSR producesse i suoi programmi in una sola lingua

355 franchi Ammontare del canone in Danimarca (5,7 milioni di abitanti, 1 sola lingua)

3,1 miliardi di franchi Budget della RAI (2014) contro 244 milioni di franchi della RSI

4,4 miliardi di franchi Budget di France Télévisions (2014) contro 392 milioni di franchi della RTS

11,1 miliardi di franchi Budget di ARD e ZDF (2014) contro 567 franchi della SRF

Fonte: RTS – SSR SRG

[1] 16.071) Messaggio concernente l’iniziativa popolare « Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone Billag) », del 19 ottobre 2016 ; FF 1916 7359.
[2] . 3742) Messaggio del Consiglio federale all’Assemblea federale concernente i mezzi per conservare e far conoscere il patrimonio spirituale della Confederazione, del 9 dicembre 1938, FF 1938 I 785.
[3] Ad esempio rafforzando gli scambi e l’intercomprensione, come suggerisce la Mozione Theo Maissen (10.3055), del 4 marzo 2010, Un canale televisivo per consolidare la comprensione e la coesione nazionale. (https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20103055)

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