la couverture du Culture En Jeu N°60

Le numéro 60 vient de paraître !

Au sommaire :

  • Édito : Descendre dans l'arène (Chantal Tauxe)
  • Dossier : 12 pages sur les Artistes engagés
  • Théâtre, le retour des troupes
  • La guerre des plateformes
  • À Villars-sur-Glâne en attendant Noël
  • Pratique du droit d’auteur
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Il suono dei nostri mari

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Io sono nato su di un’isola. A sud abbiamo fratelli e cugini; siamo fatti della loro stessa pasta, ma la sottile linea che ci divide è sufficiente per far sentire che l’aria che respiriamo è diversa, che di qui e di là dalla sponda dello stesso mare ci siamo abituati a regole e tradizioni differenti. Cambiano i dettagli ma sono proprio questi a differenziare le diverse tribù. C’è pure un mare invisibile a nord che ci separa da fratelli e cugini di sangue che parlano lingue diverse dalla nostra, che speziano le pietanze in modi singolari, che ridono per battute che non capisco, ma che alle feste canoniche abbraccio come si abbracciano i parenti e la famiglia riunita attorno al pranzo di Natale.

Questo mare immaginario si oltrepassa correndo da un lato all’altro di un marciapiede. È un mare che vorremmo sereno, magico, pieno di risorse. Un mare che ci permette di sentirci unici e speciali come in generale si sentono tutti gli insulari.

Per ricordarci chi siamo e per raccontarlo a chi ci vuole scoprire dobbiamo avere strumenti e mezzi adeguati. Abbiamo bisogni di voci, di storie da raccontare, di memoria da conservare.

Il nostro è un paese piccolo e noi italofoni all’interno di questo micro universo abbiamo bisogno di voci che ci raccontino, che generino pensiero, riflessioni, cultura.

Le nostre radio e le nostre televisioni servono a questo e devono restare le nostre, devono appartenerci, devono continuare a generare il suono di questo mare immaginario che ci protegge.

Ho i miei pensierini che a volte condivido al bar con gli amici, sulla nazionale che metterei in campo contro il Portogallo, sulla nuova organizzazione del traffico sotto casa mia e sulle radio e le tele che vorrei. Ho i miei pensieri e mi piacerebbe tanto che un pochino fossero ascoltati. Penso che il canone andrebbe distribuito in modo diverso sostenendo con maggior forza radio e televisioni private. Penso che dovremmo continuare a metterci in discussione provando a innovare, usando pensieri nuovi. Detto questo, non mi sognerei mai di “far saltare” la nazionale perché non gioca come vorrei, o di interrompere il suono del mare che da quando sono bambino mi accompagna, mi difende e mi ricorda da dove vengo.

Ci sono prezzi che si pagano per vivere su di un’isola circondata da distese d’acqua. Mari immaginari così belli che li passi a nuoto senza neanche bagnarti, mari tanto dolci fatti d’acqua che puoi anche bere.

Sarebbe insensato spegnere il loro suono che in fin dei conti è il rumore della nostra identità ed è il respiro del nostro modo di essere. Adoro vivere su quest’isola che per esistere ha bisogno del suono di questo mare immaginario che noi tutti dobbiamo saper proteggere, reinventandolo ogni giorno.

Io questo prezzo sono disposto a pagarlo.

© Daniele Finzi Pasca. Reproduction des textes autorisée uniquement avec l’accord de l’éditeur et avec la citation de la source. Les illustrations sont la propriété de leurs auteurs respectifs.


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